Lunedisco #002

1. Field Music Making a New World (Memphis Industries)
Ritorno discografico del duo inglese, sicuramente uno dei progetti più interessanti a uscire dal regno unito nell’arco degli ultimi dieci, quindici anni. C’è un po’ di tutto in Making a New World, ci sono i Talking Heads, ci sono gli Echo & The Bunnymen, ci sono i R.E.M., c’è la no-wave, c’è del rock svogliato con delle chitarre pulite ma estremamenti irreverenti. E alla fine c’è anche Prince. Soprattutto nel brano consigliato, che è Money Is A Memory.
Brano consigliato: Money Is A Memory.

2. Theo Katzman Modern Johnny Sings Songs In The Age Of Vibe (Ten Good Songs)
Ci sono poche parole per descrivere Theo Katzman. L’avete già sentito con i Vulfpeck, polistrumentista ma soprattutto politalentato, una vera forza della natura. Con i suoi dischi solisti prende sempre una via molto più classicamente pop. Ma siamo davanti al pop fatto bene, quello con ganci irresistibili, testi frivoli al punto giusto e tanto sarcasmo – che badate a me – non fa mai male. Il sound generale è veramente morbido, delicato, avvolgente.
Brano consigliato: The Death Of Us

3. Betty Fox Band Peace in Pieces (Autoprodotto)
Un po’ di Motown in chiave moderna, basterebbe questo per descrivere quanto potete trovare in Peace in Pieces, ultimo lavoro di questa cantautrice originaria della Florida. Betty Fox è quanto di più bianco si potrebbe chiedere al soul e al blues, ma il disco risulta una piacevolissima compilation di brani rendono omaggio alla musica black in maniera onesta e sincera, senza strafare ma semplicemente portando a casa il lavoro con tanta qualità e tanta sostanza.
Brano consigliato: Peace in Pieaces

4. Lamp Noise Star Planet (Autoprodotto)
Suoni che sembrano essere lì fermi in un punto indefinito. Si tratta di un album soft, che flirta con shoegaze, indie pop, dream pop e folk. Questo è il disco che fa per voi se volete qualcosa di rilassante e di pacato. Non ci sono spine in questo album, non ci sono asperità, Star Planet è una colonna sonora che accompagna la vostra vita con la stessa sofficità di una ciambella.
Brano consigliato: Dust

5. Ephemerals The Third Eye (Jalapeno Ltd)
Psichedelia jazz nel quale spicca un parlato recitato che solitamente mi fa venire l’orticaria soprattutto perché molti miei colleghi amano definirlo “spoken word”… Verrebbe da dire che se una parola non è spoken, e quindi parlata, non sarebbe neanche una parola… ma non dilunghiamoci. Siamo di fronte ad un disco che vi consiglio se volete qualcosa di straniante, se volete una sfida uditiva, che però ben presto dimostra anche di essere capace di momenti molto facili anche per l’orecchio meno allenato.
Brano consigliato: Origin