Frank Talks #014 Tra le pagine di Metal Hammer con Alex Ventriglia

Ciao ragazzi! È venerdì, e questo significa che una nuova puntata di Frank Talks è pronta per essere ascoltata. Quello di oggi è un episodio particolare, molto importante per me e per quello che questo podcast è e rappresenta.
Ci sono alcune precisazioni da fare, pertanto procediamo con ordine.

Nella mia vita quotidiana le riviste hanno sempre rappresentato qualcosa di imprescindibile. In passato sono state una via efficacissima per evadere dalla vita di tutti i giorni, ed anche oggi continuano ad essere un ottimo modo per distogliere la mente da molti pensieri e problemi.
Sono una di quelle persone che nel 2020 ancora conferisce alle riviste, ed agli autori che vi scrivono, molta importanza. So di essere un po’ in controtendenza rispetto al web, sul quale ho basato la mia personale “palestra”, ma penso che ci siano dei ruoli diversi per i due mezzi.

Parlando di riviste e cartacei, ciò che mi piaceva di più quando avevo 15 anni era l’immergermi nelle parole e costruire nella mia testa i vari viaggi che esse mi portavano a produrre. Oggi siamo abituati alle video interviste, che hanno molti vantaggi ed anche io ne ho realizzate tante in passato, ma rispetto ad un’intervista trascritta e filtrata da un autore perdono un po’ di… “magia”.

Quando si legge sulla carta c’è qualcosa di molto particolare che nasce dall’idea di ascoltare le parole di qualcuno narrate e raccontate dalla penna e dall’esperienza di un autore. Il racconto ha importanza, il taglio del racconto ne ha ancora di più, e ovviamente questo permette all’autore di avere un ruolo fondamentale, molto più incisivo – e credetemi lo dico perché l’ho vissuto sulla mia pelle – del ruolo che si ha in una video intervista.

Con questa puntata di Frank Talks inizio una serie di interviste che si staccano dagli artisti che abbiamo conosciuto fino ad ora, e quindi andiamo a guardare un po’ al mondo degli addetti ai lavori, ai colleghi ed a chi ha fatto la storia del giornalismo musicale.
Sento questo tipo di “rubrica” come un dovere, un tributo nei confronti di chi prima di me ha fatto tanto perché io avessi la strada spianata, e una dimostrazione di apprezzamento rivolta a tutti quelli che si fanno in quattro per portare avanti una professione ed un settore lavorativo molto molto particolare.

Anni fa, quando ancora non sapevo che un giorno avrei iniziato a scrivere di musica per lavoro, c’erano due riviste che mi accompagnavano tutti i giorni: Rolling Stone e Metal Hammer. La seconda, Metal Hammer, è sempre stata la mia preferita fra le due. Senza quella rivista oggi non sarei qui. Ho letto ed imparato così tanto da quelle pagine che non saprei neanche da dove iniziare per spiegare il tipo di influenza che ha avuto su di me.

Per farlo in maniera un po’ più completa ho deciso di quindi contattare colui che – quando io ne assorbivo le parole come se fosse una bibbia – era il caporedattore di Metal Hammer Italia, ovvero Alex Ventriglia.
L’ho voluto come primo ospite di questa “serie” di chiacchierate perché indubbiamente, senza di lui io oggi non sarei qui, e ho voluto dirglielo ufficialmente in un’intervista nella quale abbiamo parlato di moltissime cose.  Di musica, di giornalismo, ma soprattutto di passione.

Non solo caporedattore di Metal Hammer e fondatore di Metal Maniac ma anche vide-caporedattore di H/M, la rivista metal italiana per eccellenza; collaboratore di Power Zone, Rocker, Grin Zone, ma anche del Corriere di Rimini e Il Resto del Carlino, servirebbero troppe pagine per riassumere la carriera di Alex Ventriglia come giornalista e autore, pertanto è meglio lasciarvi direttamente alle sue parole.

Alla prossima settimana.

Francesco Sicheri