Cosa non dire/fare mai se volete che il vostro disco venga recensito.

  • by admin
  • 7 Months ago

Quanti buoni album sono passati inosservati a causa di un cattivo comunicato stampa?
Quanti pessimi album sono stati recensiti grazie ad un pessimo comunicato stampa, godendo per questo di una sorte peggiore di quella di Maria Antonietta?
Quanti pessimi album sono stati recensiti grazie ad un ottimo comunicato stampa? Molti, la risposta in questo caso è doverosa.

Tutte le settimane ricevo per mail (o per altre vie) decine di album che vorrebbero essere recensiti fra le pagine delle riviste per cui scrivo, o per altre testate con cui collaboro. Ma la verità è che, pur provando ad ascoltare ogni cosa nel tentativo di valutare serenamente il prodotto musicale, la maggior parte delle scelte che io, così come ogni altro giornalista, compio si basano sulle prime quindici righe di comunicato stampa/email. Le cose funzionano un po’ come ai colloqui di lavoro: la stretta di mano ed il modo in cui si approcciano i primi minuti sono decisivi.

Pertanto è ovvio come un buon comunicato stampa possa fare la differenza, così come una pessima modalità di comunicazione possa svalutare in maniera drastica un contenuto altrimenti ottimo.
Perché? Semplicemente perché ogni giornalista riceve moltissimo materiale ogni giorno, e pertanto compie la prima scrematura su base epidermica, ovvero considerando quegli elementi superficiali che però spesso sono anche proiezioni dell’elemento qualitativo della proposta.

Quindi, con molta ironia (ma non troppa) e la giusta dose di autovalutazione, prendete in considerazione i consigli di una persona che non vuole certo porsi come l’espressione massima del giornalismo musicale, ma che comunque dopo più di dieci anni di esperienza si è fatta un’idea abbastanza chiara su alcune delle problematiche più comuni.

Un refuso non fa male a nessuno, ma se avete il correttore automatico sul vostro smartphone, sul vostro tablet, e sul vostro pc, concedetegli il beneficio del dubbio.

Ci sono tantissimi modi in cui gli errori di battitura possono finire dentro un comunicato stampa, oppure in una mail, ma ci sono anche molti modi per evitare che questo accada. Uno dei migliori antidoti è quello di rileggere almeno una mezza volta le proprie frasi, questo perché solitamente, posando nuovamente gli occhi sul prodotto della propria genialità — magari dopo una tazza di tè – oppure, per chi preferisce, dopo la lettura di uno dei più ispirati capitoli dell’ultimo Fabio Volo in vetrina  – non sarà difficile trovare piccole (o piccolissime nel caso di genialità estrema) distrazioni da poter aggiustare. In definitiva: se anche Hemingway diceva che correggere da sobri è consigliabile, cercate perlomeno di non conferire un nuovo significato al concetto di drunk texting.

Non cercate di spiegare il vostro album.

Non c’è alcuna ragione per cui voi dobbiate spiegare il motivo per cui il vostro nuovo album è la perfetta prosecuzione del precedente lavoro “ahimé passato inosservato ai più, ma comunque decretato uno dei più influenti nella scena underground del quinto piano della vostra palazzina”.
1. Quando un giornalista vi pone una domanda, è buona usanza rispondere.
2. Quando un giornalista non vi pone alcuna domanda (COME ACCADE OGNI VOLTA CHE SIETE VOI A CONTATTARE UN GIORNALISTA), è buona usanza lasciare che faccia il suo lavoro fino al momento in cui avrà formulato il quesito più appropriato. Allegare pagine e pagine in grado di illustrare il significato più recondito, e meno tangibile, del vostro album — soprattutto cercando di far passare quest’ultimo come il legittimo figlio di Electric Ladyland e Sgt Pepper — non produrrà niente se non un potentissimo prurito alla zona “in-fra-pallea” dello sfortunato giornalista in questione.
Siate bravi, siate onesti.
Se volete dare per forza spiegazione di qualcosa, acchiappate il primo malaugurato amico di turno e sfogatevi su di lui.

Una recensione non si nega a nessuno, ma che sia buona è soltanto un vostro sogno.

Laddove il vostro album riesca a passare la selezione dei moltissimi nuovi Peter Gabriel che ogni giorno sembrano affollare le caselle mail degli addetti ai lavori, provate a contare fino a dieci prima di scrivere il vostro discorso di accettazione per un premio Nobel. Anzitutto una recensione non cambia il mondo, aiuta molto (questo sì, ma non cambia il vostro futuro), ed allo stesso tempo non sarà il perfetto specchio di ciò che le vostre iper-produttive menti artistiche sono riuscite a concepire pensando di finire su Rolling Stone (ed invece finendo per essere citati sul bollettino della parrocchia).
Accettare commenti negativi è parte dell’essere artisti. Le opinioni sono parte del mettere al mondo un prodotto artistico. La validità di un commento, negativo o positivo che sia, parte anzitutto dalla preparazione di chi lo formula, in definitiva: la scelta di un giornalista preparato decreterà la ricezione di un giudizio con fondamenta solide.

Ricordate le famose “critiche costruttive”? Ecco, quel tipo di critiche, non vengono da tutti.

Cosa diavolo significa?

Questione portata alla luce da miliardi di giornalisti più o meno professionisti: provare a forgiare nuovi, ed esotici, generi musicali da associare al vostro album, non produrrà nulla se non indifferenza, o nel migliore dei casi divertimento.
Anche in questo caso è meglio lasciare che il giornalista in questione faccia il suo lavoro: se avete contattato la persona giusta sarà sicuramente preparato per svolgerlo al meglio.

Collaborazioni con chi? Come? Ma soprattutto: perché?

Indubbiamente questo è un tasto delicato. Molte volte accade di poter collaborare con musicisti o produttori di grande qualità, che allo stesso tempo non sono fra i più famosi. Specificare chi ha partecipato alla riuscita di un album è sempre buona cosa, ma calcare la mano sull’assoluta “incredibilità” di un nome che appare nel vostro album può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Anzitutto ogni buon giornalista è in grado di valutare la caratura della collaborazione, così come (nel caso non sia completamente preparato) è in grado di informarsi e fare le dovute ricerche; in seconda battuta ricordate che il mondo è grande, ma non al punto da rendere le persone completamente sconosciute a chi sta per formulare un’opinione riguardo al vostro lavoro: se il sedicente ospite “talento internazionale” non dovesse essere tale, sarà facilissimo per (quasi) chiunque venirlo a sapere.

Cercate in ogni modo di attenervi all’entità, ed alla sfera di influenza, che i personaggi che hanno partecipato al vostro progetto possono effettivamente rispecchiare. Probabilmente è una delle richieste più difficili di questa lista, ma è anche una delle più produttive

In tour dove?

Non giriamoci troppo attorno. 3 date in 3 locali del vostro paese, con 3 dei vostri migliori amici a fare da pubblico, non equivalgono ad un tour.
Qualsiasi giornalista mediamente preparato sa annusare la puzza di cazzata senza nemmeno leggere la lista dei vostri live in maniera completa.
Ancora una volta siate onesti e date alle cose la definizione che gli spetta.

Pagare? Ma stiamo scherzando? No, assolutamente no.

Molte testate, soprattutto fra quelle online, vi avranno insegnato che una recensione non si paga, soprattutto perché online (ma non è che la carta sia fatta di Santi) viene sempre più spesso spacciata come recensione il semplice copia-incolla di una porzione del comunicato stampa originario. Cerchiamo di mettere in chiaro un punto fondamentale: qualsiasi giornalista, persona, blogger, youtuber, che spenda onestamente del tempo per ascoltare e valutare il vostro prodotto musicale, sta effettivamente lavorando, e pertanto merita (ovviamente in base alla qualità del suo lavoro) di essere retribuito.

Su questa base, sappiate che se una testata giornalistica (così come fa per inserzioni pubblicitarie, test di altro genere, o semplici apparizioni fra le sue pagine cartacee o digitali) vi chiede dei soldi per un servizio di recensione, è probabile che lo faccia perché la persona che andrà a lavorare sull’ascolto del vostro album e sulla scrittura dell’articolo, necessiti di essere retribuita. Non è diverso dal voler essere retribuiti per suonare dal vivo, o, ancor più semplicemente, per svolgere il lavoro primario che vi permette di avere un gruppo come seconda occupazione (terza, quarta, sedicesima che sia).

Diffidate di qualsiasi testata giornalistica non paghi i propri autori per ogni articolo.

Diffidate di qualsiasi testata non permetta ad un autore di registrare (ovvero utilizzare i propri articoli a scopo d’ottenimento della licenza professionale giornalistica) gli articoli come prodotti della propria professione.

Diffidate di qualsiasi sedicente testata giornalistica non faccia rientrare i servizi di recensione in una sfera lavorativa retribuita.

Come? Informarsi anticipatamente è fondamentale.

Una recensione è un articolo.
Un articolo, per sua natura, richiede tempo e lavoro, così come lo richiedono la composizione di un brano e la sua registrazione.
Il tempo, soprattutto quello dei professionisti (ma non esclusivamente), richiede un compenso stabilito sulla qualità del prodotto.
Ciò che non è retribuito non è lavoro, e spesso perde validità anche per quanto riguarda la fondatezza e la competenza del suo giudizio.
Perché? Solitamente perché per formarsi un professionista ha attraversato molte fasi (anni) di preparazione. La sua competenza ha un costo.

Quindi chiunque faccia il giornalista per hobby è da scartare? No. Non a priori. Fare le dovute ricerche è cruciale. Ci sono moltissimi non professionisti di grande competenza. Tutto sta nel trovarli.

Non state pagando per il giudizio.

Altra questione estremamente spinosa: pagare per avere una recensione non equivale a comprarne il giudizio.
Repetita iuvant: si paga per il lavoro di un giornalista, si paga per il tempo che questi si prenderà così da ascoltare (più e più volte) il vostro album, fare ricerche sul vostro conto, e successivamente scrivere.

Ogni testata ha dei prezzi per i servizi offerti, ed anche le recensioni rientrano fra questi servizi.

Se una testata reputa le recensioni non degne di essere considerate servizi alla pari degli altri offerti dalla sua proposta commerciale, potreste non ricevere una recensione affidabile, o, ancora peggio, potreste essere trattati alla stregua di materiale “di cornice”, finendo per vedere il vostro lavoro svalutato da misera considerazione.

Lamentarsi della bontà della recensione è lecito, lamentarsi riguardo al giudizio non lo è.

Lamentarsi della qualità di un giornalista è lecito.

Essere giornalisti professionisti, pubblicisti, o svolgere tali mansioni per una testata, non conferisce l’invincibilità o la preparazione. La qualità di un articolo (dal giudizio buono o cattivo) si pesa per le sue parole, per la fondatezza delle sue motivazioni e per l’affidabilità del suo contenuto.
Ogni giornalista si mostra in ciò che scrive, pertanto è lecito non voler essere più recensiti o intervistati da un professionista che non svolga accuratamente il proprio lavoro.

Denunciare lo scempio è un dovere degli artisti tanto quanto dei giornalisti.

Sappiamo tutti che ogni articoletto da condividere sulla vostra pagina Facebook vi fa comodo. Perché così facendo potete rendere la vostra pagina “attiva” o far continuare a circolare il vostro nome in modo da mostrarvi sempre dinamici sul web.
Se però anche voi mostrate un semplice copia-incolla del vostro comunicato spacciato per recensione dal sito web di turno, o dal cartaceo di turno, state avvalorando un comportamento che va contro l’etica giornalistica.
Rinunciate a 10 like in più, e guadagnatene in integrità comunicativa.

Perché farlo? Perché i 10 like sono spesso effimeri ed non durevoli nel tempo, l’integrità nella condotta comunicativa, invece, fornisce a chiunque farà ricerche su di voi in futuro, l’immagine di un progetto serio e fondato su di un comportamento valido di essere sostenuto.

Come decidere a chi rivolgersi?

Non c’è una ricetta definitiva. Ma scegliere accuratamente le persone a cui inviare il vostro materiale può fare la fortuna dell’album.
Nell’era del web non è impossibile venire a sapere come una testata tratta i propri giornalisti e come gli articoli vengono realizzati. Potete facilmente leggere ciò che un giornalista ha scritto di molte altre band. Fatelo. Successivamente, magari, contattate alcune di queste band. Internet serve primariamente a velocizzare la comunicazione e condividere informazioni utili? Allora usiamolo per comunicare in maniera produttiva.
Avere opinioni di persone che già ci sono passate non è difficile.

Repetita iuvant bis: anche per una band è necessario fare un minimo di ricerca.

Ciò va di pari passo con lo scegliere il proprio ufficio stampa nel modo più accurato.
Chiedere all’amico di turno di improvvisarsi nuovo contatto stampa, è la scelta più sbagliata.
Chiedere notizie a chi già ha usufruito di uffici stampa è la cosa migliore, così da evitare i tanti balordi che popolano il settore.
Anche provare e rimanere scottati aiuta a crescere, ma è fondamentale dirigere il proprio lavoro verso la soluzione qualitativamente migliore.

Il vostro più caro amico è un bravissimo addetto stampa? Mettetelo alla prova, ed eventualmente cambiate prima che sia troppo tardi.

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1 Comment Already

  1. Mi sembra un post non solo ben strutturato, ma soprattutto utile. La comunicazione è sempre più importante e anche chi suona deve capire quanto sia fondamentale porsi nel modo giusto, preparando comunicati tanto semplici quanto professionali, possibilmente completi di notizie vere e utili a chi poi dovrà confezionare un articolo sul progetto di turno.
    Oltre ad apprezzare il taglio schietto e leggero del contributo, concordo sulle riflessioni circa il peso autentico della recensione. Ricevere giudizi sul proprio lavoro da parte di persone competenti serve sempre, ma bisogna entrare nell’ottica che le recensioni da sole non decretano la fortuna di una produzione. Questo è un punto determinante e i musicisti devono prenderne atto.
    Detto questo, in bocca al lupo a tutti coloro che oggi creano materiale originale e complimenti alla persona che ha cercato di fornire dritte preziose con estrema pazienza. Di questi tempi non è poco.

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